Gli immor(t)ali

Noi siamo gli immortali.

Non c’è cosa più immorale dell’ affermare che l’uomo sia immortale. L’uomo non è fatto per essere infinito, per essere ricordato in ogni tempo, per lasciare in ogni luogo un’impronta del suo passaggio sulla Terra. Passa e va, gioca e va, viaggia e va. Un fiore di primavera che,  secondo la forza che impiega nel reagire, affronta le stagioni, le intemperie e si lascia scaldare dal torpore del sole. Un fiore che, sbucato in silenzio in un campo di erba fresca, vola via, trascinato dal vento, in un giorno in cui il suo stelo non riesce più a sorreggere il peso dei pensieri, dei logoramenti, delle gioie.

Ma chissà per quale strana ragione, talvolta l’uomo si sente IMMORTALE. Sente di potersi impadronire del mondo, si mette le mani sui fianchi e tira fuori il petto. Il supereroe svolazza tra le strade della città e salva chiunque si trovi in difficoltà. Vana illusione? Effimero momento di redenzione? Ricerca di consolazione? Fatto sta che quell’uomo, in quel preciso momento, sente l’eco della felicità rimbombargli in testa. Quell’uomo sta bene con se stesso. Non c’è cosa più mortale della felicità di un uomo.

E hai disegnato a colori il mondo che hai immaginato; te ne vai in giro a fare tentativi, finche non avrà combaciato.

L’immortale ha un progetto ben preciso per la sua Gotham city. Le minacce contaminano il suo mondo e altro non può fare che sconfiggerle col suo coraggio, con la sua determinazione. Armato di pennelli, scartavetra il grigio degli edifici e soffia via il fumo delle fabbriche, affinché tutto si colori di infinito, di supereroismo. L’utopia è un’arma efficace per chi vede tutto nero, ma rischia di accecare comunque e finisce col rendere lo schermo tutto bianco.sh

E lo ridico ancora per impararlo a memoria, in questi giorni impazziti che qui si fa la storia; e lo ripeto ancora fino a strapparmi le corde vocali…

È dura la vita di colui che si adopera per il bene e, per poter realizzare il suo piano, non ha bisogno altro che di un po’ di ottimismo mischiato a speranza. Si autoconvince, ripetendo nella sua testa che con i suoi gesti potrà calcare il suo passaggio sulla Terra. Ogni mattina comincia pian piano a sussurrare “Io sono…” e poi ancora e ancora fino a urlare. Nei suoi occhi scoccano scintille quando vede il sorriso irrompere sul volto monoespressivo delle persone. Le sue mani applaudono quando ammira due altri mani che si incrociano innamorate. Il suo cuore si stringe quando qualcuno decide di fare la valigia e partire per un lungo viaggio senza ritorno. Ed è lì che l’immortale si scontra con la spietata verità: un giorno anche lui dovrà lasciare il suo travestimento, dovrà denudarsi dei suoi panni gloriosi e rinunciare al suo potere per sempre.

Ma finché rimarrà a fare la guardia su questo mondo, altro non gli resta che dire: “Noi siamo gli immortali.”

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