abissi

il cielo sta lacrimando e il mascara sta colando. forma solchi di pece nera su un volto che ormai è liscio come la seta. scivolano giù, fino agli abissi, gli abissi del mare dove i pesci non osano dormire, dove la luce non si addentra, dove il buio regna sovrano. c’è un re su un trono che in penombra stringe tra le braccia un cagnolino indifeso col pelo ruvido e cangiante. è un re senza regno, è una corona senza diamanti, è un trono senza cuscino. c’è solo il vuoto e la paura e il buio. risalgono la corrente tante bollicine che riemergono in superficie: altro non sono che le lacrime del cagnolino senza padrone, negli abissi del mare. piange, piange e si dispera, ma il suo è un lamento sordo che l’oscurità ottenebra. le bollicine si uniscono con le lacrime di una ragazza, i cui piedi sono immersi nella distesa ghiacciata. tiene in mano un’aranciata fatta con frutta amara e marcia: forse piange per questo. o forse solo perché avrebbe berne una più succosa, più viva, una di fragola. le arance sono aspre per loro natura mentre le fragole sono dolci e rosse. le bollicine si tingono di nero, il nero del mascara colato dal viso setato. sbadatamente (o, chissà, volutamente) lascia cadere la spremuta nell’acqua e i liquidi si uniscono e si mescolano. sembra una pozione magica: celeste, arancione marcio e nero. nessun rumore echeggia, le sacche lacrimali si sono ormai svuotate e il mare è sempre lì, minaccioso. in sottofondo ode un latrato di cane, sembra un piccolo cane, abbandonato. abbandona il bicchiere sulla passerella di legno mentre il corpo scompare nella distesa ghiacciata. le bollicine indicano il percorso discensionale e nuota e nuota ecco che il buio si fa più denso. l’abbaiare si avvicina sempre più, le braccia si lasciano sospingere dalla corrente. accarezza il pelo da destra a sinistra, pizzica e punge, una pallina umida annusa le mani, b a u. da sotto la ragazza del bicchiere d’aranciata afferra il cagnolino indifeso e vengono insieme sospinti dalle bollicine. emergono in superficie. ad aspettarli due calici pieni zeppi di succo di fragola.

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Colourful monday

Blue monday, il giorno più triste dell’anno…

Come se la tristezza fosse comprimibile in ventiquattro ore su ottomilasettecentosessanta, potesse esaurirsi in un solo giorno. Se quella equazione fosse davvero attendibile, tutti i musi lunghi, i sorrisi rovesciati, gli occhi abbassati popolerebbero il pianeta solo oggi. Sopportare la tristezza per una sola giornata, consapevoli che il “vedo tutto nero” svanirà allo scoccare della mezzanotte. Ma purtroppo, si sa, l’infelicità è connaturata in ciascuno di noi, nell’umanità, da sempre, in ogni dove. C’è sempre un pizzico triste che insaporisce il nostro vivere, pur sempre travagliato. Se non vivessimo di preoccupazioni, incapperemmo in uno stato di apatia, estraneo agli esseri viventi. Impossibile essere legati a tanti numeri inventati, a tante equazioni; siamo fatti di emozioni comprendenti felicità, desiderio di felicità, infelicità. La complessa macchina umana non si può colorare di blu soltanto: i tratti cromatici che la compongono non possono nemmeno essere solamente identificati con i colori dell’arco iridato che segue un temporale.