schiu(di)maggio

Schiuma di caffellatte​ galleggia in un bicchiere di carta accaldato. Fa tanti ghirigori quando il cucchiaino la pizzica dolcemente. Fa tante bollicine quando la strapazzano due mani affrettate. Fa tanti sbuffi quando un paio di labbra infreddolite le si accostano caute.

Finalmente una pausa. Stop. Arriva il momento d’arresto, ma del resto nessuno desiste fino in fondo. Fondali ricolmi di cuscini, strabuzzano di tappeti su cui riposare. Riponendo la testa di fianco, vedi il mondo tagliato a metà, tutto è appiattito, cielo e mare un minestrone blu. Una melodia blues pettina i capelli sonnecchianti, districando nodi di noi. Noi-no-oi-io. Senti solo il tuo respiro ritmicamente scandito, scandagli i minuti con un tamburello a sonagli. Suona qualcuno gli archi, architetta un potente sonnifero per una pausa. Una pausa: secondi pizzicati, ore strapazzate, mesi sbuffati.

Schiuma di caffellatte svanita con qualche sorseggio rumoroso. Bolle nello stomaco ballano tra sberleffi e sberle. Sono come bachi metamorfici, liberando le ali colorate, diventando farfalle assonnate.

 

hdr

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solo

Cos’è che fai lì, seduto in un angolo? Stai a guardare il tempo che passa, la tua pelle che invecchia, i tuoi capelli che si allungano? Come fai a rimanere in disparte davanti a tutto questo frastuono? Non senti le pentole che bruciano, le finestre che cigolano, i giocattoli che si frantumano? Non osservi le linee curve di un tramonto sul mare, le smorfie di un anziano su un letto d’ospedale, le pale di un condizionatore in estate? Non ti piace interrogare il luogo che ti accoglie da quando due bocche si sono incontrate per caso o per gioco?

Sei solo un essere umano, e solo è dir poco.