capolinea

dec

Una linea gialla corre in terra, veloce come il treno che le passa adiacente. Si guardano di profilo, lei esile, lui svettante, lei bucherellata, lui ingrigito. La direzione è segnata, ma la meta è ignota. Tanti piedi le impediscono di scrutare al meglio il corridore sulle rotaie. Neanche il tempo di sfiorarsi e guardarsi a pieno in volto che il treno sfreccia via.

La linea gialla rimane davanti ad un burrone: inseguire il fumo del mezzo non è prudente. Non può far altro che star lì a agognare il momento in cui sentirà nuovamente riecheggiare il ciuf che si arresta e riparte.

Pensa ad un modo per soddisfare il proprio desiderio. Per ovviare anche al fastidio di farsi calpestare per tutto il tempo dell’attesa i buchini che la ricoprono, preferisce avvisare l’annunciatore che per i viaggiatori non è consigliabile oltrepassarla.

La voce metallica dell’annuncio riempie le orecchie degli attendenti, addirittura anche in lingua straniera.
Si avvicina lentamente il treno, la linea spalanca gli occhi, nessuno osa oltrepassarla. Appena aperte le porte, i piedi cessano di torturarla e, appena chiuse, in quell’attimo magico prima del fischio, linea e treno sussurrano parole all’aria. Lui riparte e lei rimane. Nel mezzo le parole sussurrate si fanno cullare dolcemente dal vento.

dec2

Annunci

co(come)ri d(‘)estati

Termina l’estate. Stazione Termini. Valigie- ahinoi ancora per poco- riempite di costumi da bagno, a fiori, hawaiani, insaporiti di sale: faranno ritorno nei ripostigli, nei garages. Le Hawaii e due sposini freschi freschi che non possono permettersi altro che una luna di miele- un sole di marmellata, un pianeta di nutella- nella punta dello stivale. Ed è questa parecchio appuntita e trapuntata tanto che non si rivela facil questione lo scovare e lo scavare nella sabbia un buco per piantare l’ombrellone, considerata la distesa impercettibile di punte impiantate tra i granelli. Freschi freschi come i cocomeri lasciati freddare in un secchio d’acqua. Cocomeri zuppi di semi che pazientemente tanti coltelli cocomeri2estrapolano dalle miniere di polpa rossa. Il rosso delle fette succulenti come delle fette serotine di cielo assottigliato tramuta, perde di vigore. Con rigore risalgono sul treno i due sposini e tornano a casa. Piuttosto tornano di casa. Sembra quasi una nascita, la loro. Il fiocco sul portone non ha colore tuttavia il nuovo appartamento strabuzza di giallo, bordeaux, marrone. Tramonta una stagione, subito un’altra vi si sovrappone. Dalle viscere del torrido caldo cominceranno a venir meno i capelli dalle teste, le foglie dagli alberi. E il nuovo appartamento diventerà obsoleto e il fiocco- ops– si disfarà e i due sposini risaliranno e riscenderanno, ma il sogno delle Hawaii rimarrà ancora segregato tra le celle dell’alveare per la produzione di miele. Il tramonto tornerà a rinvigorire e a spengersi e i coltelli da cocomero riapriranno e richiuderanno le serrande delle loro miniere estive. Tutto tornerà e sparirà. I ripostigli continueranno a ricolmarsi come le spiagge della punta dello stivale. Chissà quante paia di stivali stipati sulle mensole, tra barattoli di marmellata e set di valige dimenticate, prede predilette di granelli di polvere! I due sposini tramontati ricorderanno la nube di polvere levatasi durante un temporale estivo mentre ammiravano, riparati in una casetta sul mare infuriato, attraverso un vetro appannato, la rivoluzione del vento e il vortice addit-ato. Venti dita su una pancia, di forma somigliante ai cocomeri lasciati freddare in un secchio d’acqua, ed un fiocco tinteggiato dei colori dell’appartamento autunnale. Miele dolcissimo ad Honolulu, luci abbaglianti a LA, annuncio del ritorno a Ciampino. Stazione Termini. Termina l’estate.

PicMonkey CollagePicMonkey CollagePicMonkey Collage