Bianco filo d’erba

erbafioriE arriverà l’estate
i fiori si apriranno
e noi qui in silenzio a guardare le stelle che un po’ ci invidieranno perché poi in fondo sanno che è meglio guardare per aria che a terra.

Il calore dei raggi del sole, che penetra nei pori della pelle, percorre autostrade di venule a mille chilometri orari e giunge a destinazione, direttamente poiché sa già cosa vuole andare a scaldare. I profumi primaverili e colorati esplodono in una notte, in una stagione di ameno silenzio. È come se la distesa di erba, che durante il giorno ondeggiava e cambiava sfumatura di verde, ora si fosse trasformata in un enorme materasso scuro. E inconsapevolmente lo scurirsi della superficie contribuisce ad aumentare il desiderio di stendervisi sopra. Non rimane altro che tuffarsi tra la terra che esala odore di bagnato, le formiche che imprecano di non venir schiacciate, i sassolini che, immobili per colpa non loro, sono pronti a conficcarsi nella carne.

Petto rivolto al cielo, cuore aperto come su un tavolo operatorio. Non resta che ammirare le stelle che, nonostante il loro imparagonabile fascino, sono gelose del nostro essersi stesi. Su, su, guarda per aria, mira all’alto, fai il giusto rifornimento e spingiti più in alto che puoi. Ma restiamo in silenzio.

Fusione panica e tu che somigli a quell’ago verdognolo che struscia e carezza la mia faccia, si insinua tra due ciocche dei miei capelli. Nessuno ha osato schiacciarlo come è accaduto per tutti gli altri fili. Sta lì, filo d’erba affusolato su se stesso, incurante del vento che ne pizzica l’estremità a confine con l’azzurro del cielo.

E ti ritroverò
ferma come un filo d’erba che voglia non ha di piegarsi alla realtà

Sei forte nella consapevolezza della tua fragilità: oscilli e pendi qua e là, ma affondi la tua radice, la tua origine in terra fertile, nutriente. Da essa si propagano cerchi di echi di coraggio: salgono attraverso la linea sottile del tuo corpo fino ad arrivare alla punta ultima, a delimitazione con il cristallino del cielo. Come se un sassolino appuntito lanciato da una mano innocente bucasse la superficie, così dall’urto tra la compostezza, la tua non voglia di piegarti, il desiderio di elevarti e la limpidezza di ciò che si penzola sopra i nostri corpi, cerchi concentrici di te si disperdono nell’infinito del blu (cielo o mare?)

E ti convincerò che il salto da fare non è verso il basso ma in su là dove il mare aria è già, dove la tua voce possa ritrovare ascolto, quello buono quello di cui tu senti il bisogno.

Cominci a sentire il bisogno di staccarti da questa realtà che non è comunque riuscita a sottometterti. È giunto il momento di spiccare verso l’alto, verso l’ignoto, verso la curiosità, verso un mondo che, essendo superiore, non può altro che racchiudere qualcosa di oltre. Si confondono il mare e l’aria, l’aria e il tuo respiro, il tuo respiro e il profumo dei fiori che si schiudono.

Lo smalto bianco dei tuoi denti si confonde con la lucentezza astrale, con il disco solare e ormai ti ammiro nel caos dell’infinito in cui sono immerso. Se prima eravamo fianco a fianco in silenzio distesi tra i fili d’erba, ora sono qui che rimango ad ascoltare la tua voce. Canto flebile ma melodioso, rigenera la tua anima, rinfranca le mie orecchie.

Chissà quando scenderai di nuovo a rimirar le stelle…

Magari quando

E arriverà l’estate
i fiori si apriranno

(Filo d’erba- Bianco)erbafiori

(Consiglio musicale da prendere in considerazione!)

Persone silenziose

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Di persone silenziose ce ne sono eccome.

Mai farsi illudere da un appariscente ed esuberante loquace. Dietro a tutti quei ricami parlanti, è capace di celarsi un insicuro, un soldatino rivestito, ma privato di una degna armatura. Il silenzio di una persona loquace sta nella sua incapacità di prendere fiato tra un discorso e l’altro. Egli ha paura che qualcuno o qualcosa gli tolga l’unica arma capace di sfoderare.

Sono timide presenze, nascoste tra la gente.

Timidezza e silenzio percorrono spesso due strade parallele, ma non per questo significa che una persona timida e di poche parole non abbia motivo di stare nel mondo, vivendo. È pur sempre una “presenza”, un respiro in più che si diffonde nell’aria, un battito in più che assorda l’atmosfera, una mente in più che elabora. Anche se si tratta di una presenza segreta, nascosta.

Ma il silenzio fa rumore e gli occhi hanno un amplificatore. Quegli occhi, ormai, da sempre, abituati ad ascoltare.

Una persona silenziosa comunica con gli occhi, grazie ai quali riesce a far trasparire qualsiasi tipo di emozione. Ritiene superfluo l’impiego della parola che si configura come una sorta di nemico imbattibile, sul quale mai riuscirà ad ottenere una schiacciante vittoria.                                                                                                               Il silenzio non simboleggia un’assenza, bensì una presenza tangibile; esso assume un valore fondamentale e si configura come il mezzo necessario per avviare una comunicazione, a partire dall’ascolto. L’ascolto è il primo passo per l’instaurazione di un rapporto, almeno per una persona silenziosa.

E all’improvviso scappi via, senza salutare. I tuoi occhi scendono le scale, non so cosa vanno a fare, se a commuoversi o a sognare, ad arrabbiarsi o a meditare.

Un alito di vento scompiglia i capelli e…puff! Una persona silenziosa è minuziosa, sta attenta a tutto ciò che muta. Appena accade qualcosa fuori dall’ordinario, scappa. Si rifugia in un altro mondo, il suo mondo, mondo in cui parla. Parla talmente tanto che, quando torna nel mondo di tutti, si rende conto di aver svuotato il serbatoio di parole. Quel sottoscala che una persona silenziosa si costruisce è come una sorta di casetta di legno sull’albero: nessuno può entrare, bisogna faticare per salire. Una persona silenziosa abbassa lo sguardo per evitare di far capire cosa le balena per la testa in quel momento. Una persona silenziosa piange, versando lacrime più trasparenti che mai; sogna un mondo senza rumori; si arrabbia, imprecando contro lo specchio che le si para davanti; medita, elaborando pensieri, senza parole.

Ma nell’anima si sa: c’è sempre molto da fare.

Quel sottoscala, quella casetta sull’albero necessiterebbe di pulizia, di ordine. Ed invece rimane sempre tutto lì, ammonticchiato. Nell’anima di una persona silenziosa c’è sempre la speranza di poter aprire la porta al mondo esterno, di poter aprirsi alla parola, stringendo la mano all’amico di una vita: il silenzio.