solo

Cos’è che fai lì, seduto in un angolo? Stai a guardare il tempo che passa, la tua pelle che invecchia, i tuoi capelli che si allungano? Come fai a rimanere in disparte davanti a tutto questo frastuono? Non senti le pentole che bruciano, le finestre che cigolano, i giocattoli che si frantumano? Non osservi le linee curve di un tramonto sul mare, le smorfie di un anziano su un letto d’ospedale, le pale di un condizionatore in estate? Non ti piace interrogare il luogo che ti accoglie da quando due bocche si sono incontrate per caso o per gioco?

Sei solo un essere umano, e solo è dir poco.

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scorciatoie

Chissà come appare il mondo dall’alto.

Brulichio di insetti, formicolio di palazzi, macchie verdi e blu sparse, turbinio di emozioni.

Uccelli, aerei, mongolfiere, lanterne lanciate dopo una festa in spiaggia, stelle: rispetto ai noi, sette miliardi di corpi in fibrillazione continua sulla terra, in pochi possono permettersi la visuale dall’alto, la visione obiettiva. Non tutti i giorni ci capita di inerpicarci sulla vetta più aguzza o essere trasportati da un mezzo volatile; siamo destinati a osservare il nostro mondo attraverso scorci. Gli scorci sono infime, piccole parti di un tutto, percepito come qualcosa di molto grande, ma se essi non esistessero, di cosa quel definito sarebbe costituito? Niente e nessuno sono indispensabili per l’integrità del mondo, o come minimo, sono contingenti. Ma è pur vero che senza quel niente e quel nessuno, quei piccoli trattini orizzontali, senza l’incrocio perpendicolare di due meno, non sarebbe possibile la creazione del più.

Il mondo dal basso è (in)finitamente dettagliato e (in)definitamente disomogeneo.

Il mondo dall’alto è fin(i)tamente dettagliato, ma, ancora, indefinitamente (dis)omogeneo.

kkkkkk

Puntini, pois, pallini: date loro il nome che più preferite. I cosiddetti puntini rappresentano una sorta di must per la storia dell’umanità.

Basti pensare che il puntino è il più semplice segno che un homo qualunque, qualche migliaia di anni fa, potrebbe essere stato in grado di disegnare sulla sabbia, puntando uno dei suoi ingegnosi aggeggi per terra.

Basti pensare all’ortografia, di cui il punto o i puntini di sospensione sono colonne portanti su cui si fondano tradizioni di periodi, brevi o lunghi, banali, futili o educativi che siano, atte a chiudere trionfalmente un mattone di libro oppure a lasciare all’immaginazione del lettore ciò che verrà a seguire.

Basti pensare a quelle riviste che si sfogliano sotto l’ombrellone, quando anche la luce del sole favorisce la cosiddetta “vista a puntini”, in cui l’accaldato ma poco accanito risolutore di rebus ripiega sul gioco del riunire i puntini, di cui il risultato è spesso un disegno dai tratti molto stilizzati e tremolanti.

Basti pensare ai puntini nella geometria che si basa esclusivamente su raggruppamenti di essi, nella matematica dove servono per moltiplicare, nella fisica e nella chimica di cui sono molecole, atomi, costituenti fondamentali del nostro mondo.

Basti pensare al Pointillisme di Seurat e Signac, le cui opere non sono che bombardamenti di puntini miscelati di colore diverso , meravigliosamente interconnessi fra di loro, alla pop art di Roy Lichtenstein e ai fumetti vividi che pervasero l’arte a causa del nuovo consumismo, della tv e del cinema, tanto in voga dopo un mezzo secolo zeppo di tragedie.

Basti pensare al pois nella moda, il quale comunica eleganza, finezza e spensieratezza allo stesso tempo; di anno in anno, puntualmente, i puntini sui vestiti, grandi, piccoli, su sfondo nero o bianco, pervadono gli armadi, talvolta provocando eccessive illusioni ottiche e conseguenti giramenti di testa. Sarà solo colpa dei puntini che si modellano sulle forme del maglioncino indossato?

Basti pensare ad un cielo di tacite stelle, un cielo puntinato, un cielo pieno di lucciole, un cielo che ci racchiude nella sua morsa e ci fa sentire un punto, sebben piccolo e apparentemente insignificante, della sua immensa distesa.