QUOT 1

Blu a non finire in questo mattino di metà settembre. Un blu contento di tinteggiare una giornata qualunque. Sorride e consola, non mormora e si mostra per quel che è. Sincero, non illude. Non si fa corrompere neanche dai fili della luce: rimane intatto, compatto. E intanto quei fili trasmettono, collegano, danno energia. Lavorano i rapporti sotto questo blu che spera, forse invano, che la sua limpidezza invada i cuori inariditi di coloro che non hanno neanche il coraggio di alzare lo sguardo per osservarlo. Probabilmente hanno solo paura di poter cadere preda di fantasie e sogni, hobby che ai tempi d’oggi sono banditi.

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c ï e l o

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Il cielo visto da qui
dal sotto di un bosco
un bosco che profuma di biscotto
caldo, a forma di lp

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Il cielo e il blu tipico
un tipo lo scruta indignato
crede sia troppo complicato
abbassa lo sguardo critico

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Il cielo dalle nuvole erranti
un bastoncino di zucchero
e un guantino color zenzero
traccia ricordi gocciolanti

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Il cielo ricopre il tutto
il tutto di amate, amare parole
parole che cadono come nocciole
oggi, di certo, non è vestito a lutto

Artisti di strada tra il cielo e la terra

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È tutto un artificio creato ad arte da un’artista dalle mani affette da artrosi.

È tutto uno strano dipinto che viene strattonato da stranieri in preda dello stress da strizzacervelli.

È tutto un tripudio di trucchi pensati da una troupe di maghi esperti in trasformismo che fanno trasalire e tremare senza lasciare troppe tracce.

È tutto un cigolio di circa cinquanta circensi che si cimentano in costruzioni precarie e si cibano di ciccia di cincillà e cicoria ammalandosi di cistite.

È tutto un terremoto di magnitudo tredicipuntotre che fa fare testacoda alle testuggini che sono terrorizzate dalle temibili tenaglie del tentatore extra-terrestre.

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Ti è mai successo – ossimori

Ti è mai successo di guardare il mare, fissare un punto all’ orizzonte e dire: “E’ questo il modo in cui vorrei scappare, andando avanti, sempre avanti, senza mai arrivare…”gre

Il mare, il cielo. Nel mezzo una linea o solamente un’illusione ottica? L’orizzonte si limita o si mescola nella compenetrazione tra acqua ed aria? Dipende dall’ attitudine con cui ti proponi di osservare. Riesci a fissarne un punto solamente se non ti importa di distinguere se vi sia una soglia o se tutto sia preda dell’informe. Riesci a fissarne un punto solamente quando ti rendi conto che quel punto vorresti essere tu. Così apparentemente lontano, senza dimora fissa, è impossibile non associarvi libertà, spensieratezza, disinibizione. Indossare i panni ristretti di quel puntino vorrebbe dire scappare, inneggiare alla liberazione, salire su una zattera e sventolare una bandiera tricolore al vento. “Avanti, sempre avanti!” come se non vi fosse mai un porto a cui attraccare, il calore di una casa a cui fare ritorno, le gambe di un nonno su cui sedere ed ascoltare favole.

In fondo, in fondo è questo il senso del nostro vagare: felicità è qualcosa da cercare senza mai trovare, gettarsi in acqua e non temere di annegare: 

sea“E il naufragar m’è dolce in questo mare”: è proprio vero. Vagare, naufragare, disperdersi, lasciarsi cullare dalle onde, dal vorticoso moto della vita. Siamo stati creati con una mente capace di elaborare pensieri, dedurre, creare, con una scatola cranica che ci permetta di superare la ferinità primordiale. Ebbene, sembra essere proprio questa la condanna razionalmente felice dell’umanità, ossimoro dell’uomo che è in grado di sfruttare l’intelletto e tuttavia portato ad abbandonarsi ad un destino logoro di troppi pensieri. La ricerca ossessiva della famigerata libertà non può essere che la riprova dell’ ossimorica attitudine dell’uomo nel guardare il mare: desiderio incontrollabile, bensì inevitabile rinuncia. Avere l’ardore di rincorrerla, ma non avere la superstizione di raggiungerla: forse solo così si può risolvere l’antitesi irrisolvibile e lasciarsi trasportare su ali di carta, sull’ orizzonte [in]distinto di mare e cielo.

a me è successo e ora so volare.

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(Ti è mai successo- Negramaro)

kkkkkk

Puntini, pois, pallini: date loro il nome che più preferite. I cosiddetti puntini rappresentano una sorta di must per la storia dell’umanità.

Basti pensare che il puntino è il più semplice segno che un homo qualunque, qualche migliaia di anni fa, potrebbe essere stato in grado di disegnare sulla sabbia, puntando uno dei suoi ingegnosi aggeggi per terra.

Basti pensare all’ortografia, di cui il punto o i puntini di sospensione sono colonne portanti su cui si fondano tradizioni di periodi, brevi o lunghi, banali, futili o educativi che siano, atte a chiudere trionfalmente un mattone di libro oppure a lasciare all’immaginazione del lettore ciò che verrà a seguire.

Basti pensare a quelle riviste che si sfogliano sotto l’ombrellone, quando anche la luce del sole favorisce la cosiddetta “vista a puntini”, in cui l’accaldato ma poco accanito risolutore di rebus ripiega sul gioco del riunire i puntini, di cui il risultato è spesso un disegno dai tratti molto stilizzati e tremolanti.

Basti pensare ai puntini nella geometria che si basa esclusivamente su raggruppamenti di essi, nella matematica dove servono per moltiplicare, nella fisica e nella chimica di cui sono molecole, atomi, costituenti fondamentali del nostro mondo.

Basti pensare al Pointillisme di Seurat e Signac, le cui opere non sono che bombardamenti di puntini miscelati di colore diverso , meravigliosamente interconnessi fra di loro, alla pop art di Roy Lichtenstein e ai fumetti vividi che pervasero l’arte a causa del nuovo consumismo, della tv e del cinema, tanto in voga dopo un mezzo secolo zeppo di tragedie.

Basti pensare al pois nella moda, il quale comunica eleganza, finezza e spensieratezza allo stesso tempo; di anno in anno, puntualmente, i puntini sui vestiti, grandi, piccoli, su sfondo nero o bianco, pervadono gli armadi, talvolta provocando eccessive illusioni ottiche e conseguenti giramenti di testa. Sarà solo colpa dei puntini che si modellano sulle forme del maglioncino indossato?

Basti pensare ad un cielo di tacite stelle, un cielo puntinato, un cielo pieno di lucciole, un cielo che ci racchiude nella sua morsa e ci fa sentire un punto, sebben piccolo e apparentemente insignificante, della sua immensa distesa.