schiu(di)maggio

Schiuma di caffellatte​ galleggia in un bicchiere di carta accaldato. Fa tanti ghirigori quando il cucchiaino la pizzica dolcemente. Fa tante bollicine quando la strapazzano due mani affrettate. Fa tanti sbuffi quando un paio di labbra infreddolite le si accostano caute.

Finalmente una pausa. Stop. Arriva il momento d’arresto, ma del resto nessuno desiste fino in fondo. Fondali ricolmi di cuscini, strabuzzano di tappeti su cui riposare. Riponendo la testa di fianco, vedi il mondo tagliato a metà, tutto è appiattito, cielo e mare un minestrone blu. Una melodia blues pettina i capelli sonnecchianti, districando nodi di noi. Noi-no-oi-io. Senti solo il tuo respiro ritmicamente scandito, scandagli i minuti con un tamburello a sonagli. Suona qualcuno gli archi, architetta un potente sonnifero per una pausa. Una pausa: secondi pizzicati, ore strapazzate, mesi sbuffati.

Schiuma di caffellatte svanita con qualche sorseggio rumoroso. Bolle nello stomaco ballano tra sberleffi e sberle. Sono come bachi metamorfici, liberando le ali colorate, diventando farfalle assonnate.

 

hdr

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FIN[i]TA

Facciamo finta che io mi addormento e quando mi sveglio è tutto passato

Facciamo finta che, dopo l’incubo della notte, arriva il sogno nel giorno.

Facciamo finta che il sogno nel giorno di una vita reale cominci con il bianco delle lenzuola profumate di rosa e con il sudore emanato dall’abbraccio della mia mano con la tua.

Facciamo finta che un raggio di sole filtri dispettoso tra i buchi delle persiane e milioni di pulviscoli di polvere volteggino sul tappeto luminoso.

Facciamo finta che abbia fame di cornetti riscaldati nel microonde, gonfi di crema gialla, inzuppati in un caffellatte amaro.

Facciamo finta che, sbadato come sono, ne versi un bel po’ sulle lenzuola un tempo bianche e mi debba alzare e lasciarti la mano.

Facciamo finta che lo sgrassatore per pavimenti, il flacone della candeggina, il bicarbonato siano finiti e il telefono da cui avere informazioni per togliere le macchie sia scarico.

Facciamo finta che le macchie ancora troneggino sul candore delle lenzuola e tu sia rimasta immobile ad osservarla.

Facciamo finta che ormai i cornetti siano freddi e la crema si sia scolorita, che la tua mano sia ad abbracciarne un’altra e che il sole non si diverta più con i granelli di polvere.

Facciamo finta che mi maledica per aver fatto finta di essermi svegliato in un sogno di giorno.

Facciamo finta che l’incubo finisca e che mi ritrovi a non far più finta.

Insomma, facciamola finita.

(Niccolò Fabi- Facciamo finta)