Sentire autunnale

autunno

Mela

Me la sento di camminare a piedi nudi su una distesa scricchiolante mentre le mani si rintanano in tasche pelose e il naso pizzica per i fili di lana.

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Lana

La natura si mostra nostalgica, pian piano perde pezzi dalle fiorite stagioni. Tuttavia oggi c’è il sole: taglia la vista se si fa strada tra i palazzi e le case. Non posso guardalo in faccia, quel disco abbagliante: sembra voglia prendersi gioco del chiaro dei miei occhi. Lotto perché voglio chiarezza all’ orizzonte. Non è una battaglia forse. Forse si tratta solo di un innocente gioco tra due persone che si cercano continuamente senza mai trovarsi. Un eterno nascondino.

Nascondino

Nascon dinosauri nelle teste dei bambini quando vengono inseguiti nei prati autunnali. Il vento genera turbini di briciole di terra miste a fango, i guantini gialli si macchiano di marrone e i rimproveri della mamma impauriscono più dei mostri partoriti nella mezzora di ricreazione a scuola. Mi ricordo che giocavo con una bambina di nome Chantal; lunghe trecce bionde balzavano in aria quando i suoi stivali chantilly affogavano dentro a pozzanghere di acqua torbida.“ Volan gli uccellin lontan di qui, chissà se torneranno mai un dì” camminando carpon carponi, cantava (una) campaniana cantilena.

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Cantilena

Il fiume canta bene la sua cantilena” :sì vagheggia Dino tra le sue atmosfere orfiche. In su e in giù per i monti, l’eco del silenzio fa rizzare i peli sulle braccia se ti guardo mentre cammini al mio fianco. Ti investe il torpore labile di un pomeriggio di fine novembre, i tuoi capelli cangiano in biondo fieno e le tue labbra quasi si imporporiscono. Si avvicinano alle mie, per il freddo si sono formate alcune crepature, a cui credevo di aver posto rimedio facendo srotolare uno stick burro cacao al sapore di miele.

Miele

Mi elevo dalla distesa che ormai non scricchiola più, oso estrarre la mano dal suo rifugio, allungandola in basso. Trova riparo tra altre dita caldissime e trepidanti cosicché diano vita ad una catena aperta e comincino a danzare una farandola su note di tamburelli, nell’attesa del freddo più arido. Congeleranno soltanto i loro corpi o anche il loro amore? Intanto danno morsi ad una mela, possibilmente verde.

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autunno

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co(come)ri d(‘)estati

Termina l’estate. Stazione Termini. Valigie- ahinoi ancora per poco- riempite di costumi da bagno, a fiori, hawaiani, insaporiti di sale: faranno ritorno nei ripostigli, nei garages. Le Hawaii e due sposini freschi freschi che non possono permettersi altro che una luna di miele- un sole di marmellata, un pianeta di nutella- nella punta dello stivale. Ed è questa parecchio appuntita e trapuntata tanto che non si rivela facil questione lo scovare e lo scavare nella sabbia un buco per piantare l’ombrellone, considerata la distesa impercettibile di punte impiantate tra i granelli. Freschi freschi come i cocomeri lasciati freddare in un secchio d’acqua. Cocomeri zuppi di semi che pazientemente tanti coltelli cocomeri2estrapolano dalle miniere di polpa rossa. Il rosso delle fette succulenti come delle fette serotine di cielo assottigliato tramuta, perde di vigore. Con rigore risalgono sul treno i due sposini e tornano a casa. Piuttosto tornano di casa. Sembra quasi una nascita, la loro. Il fiocco sul portone non ha colore tuttavia il nuovo appartamento strabuzza di giallo, bordeaux, marrone. Tramonta una stagione, subito un’altra vi si sovrappone. Dalle viscere del torrido caldo cominceranno a venir meno i capelli dalle teste, le foglie dagli alberi. E il nuovo appartamento diventerà obsoleto e il fiocco- ops– si disfarà e i due sposini risaliranno e riscenderanno, ma il sogno delle Hawaii rimarrà ancora segregato tra le celle dell’alveare per la produzione di miele. Il tramonto tornerà a rinvigorire e a spengersi e i coltelli da cocomero riapriranno e richiuderanno le serrande delle loro miniere estive. Tutto tornerà e sparirà. I ripostigli continueranno a ricolmarsi come le spiagge della punta dello stivale. Chissà quante paia di stivali stipati sulle mensole, tra barattoli di marmellata e set di valige dimenticate, prede predilette di granelli di polvere! I due sposini tramontati ricorderanno la nube di polvere levatasi durante un temporale estivo mentre ammiravano, riparati in una casetta sul mare infuriato, attraverso un vetro appannato, la rivoluzione del vento e il vortice addit-ato. Venti dita su una pancia, di forma somigliante ai cocomeri lasciati freddare in un secchio d’acqua, ed un fiocco tinteggiato dei colori dell’appartamento autunnale. Miele dolcissimo ad Honolulu, luci abbaglianti a LA, annuncio del ritorno a Ciampino. Stazione Termini. Termina l’estate.

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