fiordilatte

La paletta di plastica verde acceso era scivolata tra le dita imprudenti di un bambino con due pomelli aranciati. Nell’altra mano stringeva con fervore un cono di cialda impreziosito da decori a nido d’ape. Il miele colato da un cucchiaino di metallo grigio aveva colorato in parte il bianco una volta immacolato della nuvola di fiordilatte che sovrastava la montagna commestibile, la quale si trovava ad assumere una posizione insolita, testa all’ingiù e piedi per aria. La paletta era finita su una distesa di sassolini fastidiosi e rumorosi dopo che il bambino si era accovacciato incuriosito su una piccola pozzanghera d’acqua, rimasuglio del temporale del giorno precedente. Il riflesso che rendeva il minuscolo bacino d’acqua piovana fece apparire ai suoi occhi lucenti l’immagine della montagna: si trovava ora girata, nel senso ordinario, nella posizione ascensionale che è solita di tutte le montagne. Colto da spavento misto a stupore, ma soprattutto non sapendo più se dar retta alla pozzanghera o al gelataio e neanche da che parte rifarsi per gustare la nuvola dolce, le sue ditina lasciarono arrendevolmente la presa. Si accovacciò di nuovo, piantando il cono per terra, con la base che sguazzava tra le onde di vapore acqueo in cui si era dissolta e disciolta la nube fiordilatte. Ora, finalmente, il cono era tornato ad assumere la posizione che da sempre e al meglio gli si confaceva. Da quel giorno il bambino gustò la sua nuvola indorata da un filo mielato solamente in comode coppette scavate appositamente pensate per raccogliere e non per essere scalate. Sempre con una paletta di plastica verde acceso.

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