Un tandem per 3

Dovevamo partire in 3- io, te e l’amore- ma uno non è venuto e non si parte

La mia valigia piena di coperte perché so che hai sempre freddo. La mia macchina fotografica scarica di file perché so che ti piace immortalare istanti. La mia testa svuotata perché so che, quando sono con te, capita spesso che si riempia di pensieri troppo dolci.

Non vedo la tua borsa, ma so che non adori portare sulle spalle grandi bagagli. Spalle così rotonde le tue tanto che i laccini di qualsiasi reggiseno che trovi in negozi francesi scivolano giù come se fossero al parco giochi di fronte casa mia.

Ho portato io l’occorrente necessario: spazzolini forti, dentifricio alla liquirizia, bagnoschiuma cioccolato e menta, accappatoi con cappucci con orecchie di bassotto, tazze per la colazione, di quelle che cambiano colore con il tè verde bollente, evidenziatori arancioni per “luoghi già visitati”, merendine al cocco, marmellata di lamponi e olio di ananas.

I biglietti sono sul tavolo, io ti aspetto sul tandem a tre posti parcheggiato in doppia fila. Hai detto che l’altro passeggero ci aspetta all’imbocco della pista ciclabile.

Ti sei scordata dei biglietti? Come faccio a tornare indietro? I miei muscoli non sono mica così resistenti. Il tempo ci fregherà, come del resto fa sempre, e il treno partirà.

Perché te ne staio seduta su quel gradino di cemento, non guardandomi nemmeno un momento?

Ti sei accorta di aver lasciato a casa tutto quello che ti serviva, ma non temere che la mia valigia basterà per entrambi.

Il cuccù si affaccia, mentre tu fai finta di guardare il polso: significa che tutto è in ritardo.

E’ solo tardi o non c’è mai stato un prima?

Che senso avrebbe avuto partire con un tandem a tre posti, se l’unico a pedalare sarei stato io?

Tu sei qui, ma lui non c’è. Tipo complicato da quanto mi hanno spifferato in giro. Promette grandi gite e sensazionali viaggi, finendo col tirarsi indietro nella maggior parte dei casi. Il tour operator stavolta ha fatto un gran buco nell’acqua.

Ci specchiamo nel laghetto di fianco alla stazione, trovo un sasso per terra e, raccogliendolo con delicatezza, lo tiro con forza nelle acque verdastre. Le onde si propagano come capelli strapazzati dal vento. Non resta che un riflesso solitario.

Un attimo fa eri accanto a me, mentre ora sei annegata. Maleducata tu che vai a fare il bagno senza invitare. Maleducato lui che non si presenta agli appuntamenti.

Tandem e valigia sono in garage; quando non sarà più tardi, potrete entrambi suonare il campanellino a forma di cuore che avevo attaccato sulla parte destra del manubrio.

(Ricominciamo da 3- Ex-Otago)

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GOMMA

Quando non so cosa fare
mi metto a masticare
una gomma sapor del mare
che mi faccia ricordare
quanto fosse bello giocare
castelli, secchielli, cantare
non avere grilli a cui pensare.

Quando non so cosa fare
mi metto a masticare
una gomma color del legno
che mi faccia ricordare
il giorno in cui facesti un disegno
per me che tra disdegno e contegno
l’attaccai con una puntina sul tirassegno.

Quando non so cosa fare
mi metto a masticare
una gomma a suon di tamburi
che mi faccia ricordare
come sarebbe bello saltare con i canguri
col marsupio pieno di mille frutti maturi
e la voglia matta di realizzare oceanici futuri.

co

girotondo

gir

vai su, vai giù

ma cosa ti diverti a fare?

non sarai mica l’unico al mondo a saper volare

non vedi gli uccelli che voli pindarici

non vedi le menti che decolli platonici

vado su, vado giù

voglio dare un bacio a chi voglio io

non mi vergogno di saltellare come fanno le onde del mare

tu non ne sei capace

tu non sei salace

e tu che ti inventi parole

non capisci a cosa serve mangiare

a sostenere il tuo corpo che sembra un capriolo

senza quel biscotto affettato spalmato di crema bicolore

il tuo alito in bianco e nero

mi guardo un film

che parla di ragazzi che si disfanno di pupazzi

io ne stringo uno morbido ma senza una zampa

il girotondo non si può completare

prendo una corda e circondo il mare

guarda in su

guarda in giù

dai un bacio a chi vuoi tu

tutti giù per terra

gir