solo

Cos’è che fai lì, seduto in un angolo? Stai a guardare il tempo che passa, la tua pelle che invecchia, i tuoi capelli che si allungano? Come fai a rimanere in disparte davanti a tutto questo frastuono? Non senti le pentole che bruciano, le finestre che cigolano, i giocattoli che si frantumano? Non osservi le linee curve di un tramonto sul mare, le smorfie di un anziano su un letto d’ospedale, le pale di un condizionatore in estate? Non ti piace interrogare il luogo che ti accoglie da quando due bocche si sono incontrate per caso o per gioco?

Sei solo un essere umano, e solo è dir poco.

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solo una parola

E ti manca un pezzetto
è caduto dal tuo tetto,
da un cielo mirabondo:
sembri sempre un vagabondo.

Una guida se n’è andata
o forse s’è solo allontanata
per curare dall’abisso
un cuore stanco e fisso.

Il ricordo d’estati assolate,
culla il pensiero, l’eco di risate;
occhi di cerbiatto spaccano l’obbiettivo
tra le mani un album commemorativo.

Un profumo, un foulard, un girasole
la tua stella più forte del sole.
È difficile pensare se non sai dove trovare
la persona che, durante la vita, non ha fatto che amare.

Magia, fantasia, armonia

o solo una parola?

zia

zia

il sorriso è una par[ent]esi

coll

E quante volte ho pensato che alla fine il sorriso è una parentesi se vedi bene

Mi guardi, non mi ascolti. Sorridi, ma non ridi. Chissà quella strana curvatura della tua bocca a cosa servirà? A farti sentire a disagio, ad evitare di parlare, ad allenare i muscoli facciali. Sembra che due pinzette la tengano sospesa, come se fosse un gesto involontario. Ti va di aprirne un’altra, di parentesi? Non importa sia tonda, mi interessa che sia vera. Stampata su pelle bianca con inchiostro rosso.

Perché quando sorridi di gusto, con quel gusto di panna cotta, con quel sapore di detersivo della nonna, con quel colore di giornata ai giardini… quella parentesi,ecco, mi apre un mondo: il tuo. Ed io ci posso entrare solamente a metà e per metà- precluso l’ingresso. Ai non addetti ai lavori è consentito solamente osservare le fossette sulle guance, con le mani incrociate dietro la schiena e il cuore stretto in un morso di rimorso.

E quante volte ho pensato che alla fine il sorriso è una paresi se vedi bene

Mi guardi, mi ascolti? Non sorridi e non ridi. Ormai le pinzette si sono incollate ai lembi delle labbra. L’assorto sul tuo volto, il vuoto nel tuo sguardo. L’illusione di poter aprire con te un’altra parentesi ora si è paralizzata. Cerco una penna, verde o blu che sia: la impugno e disegno un pugno di puntini sulla fossetta di destra, quasi fossero tanti moscerini ad infastidirti. Eppure non ti muovi, rimane quella curva. Cerco una gomma blu, ruvida, viscosa, la più potente contro i qual è con l’apostrofo: con forza la uso per cancellare la finzione. Non sai più di dolci innevati di zucchero a velo, non odori di panni stesi sul terrazzo comunale, non colori più le nuvole bianche del libro per bambini.

Delusione e sconforto e rimango a guardarti con le mani incrociate dietro la schiena e il cuore stretto in un morso di rimorso, e una parentesi g(i)raffa a far da suggello ad una lunga storia mai iniziata.

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(Gaetano ∼ Calcutta)coll2