nottata di marmellata

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Sei arrivata in punta di piedi.
Non ti sei mai fatta sentire e non lo farai neanche questa notte.

Ma stanotte sembra diverso, sembri diversa.

Sai di marmellata di fragole, di quella che trovi sullo scaffale delle confetture, compressa in un barattolo su cui sopra sta per essere imbadito un pic nic con tovaglia a quadri rossa e bianca
Sai di cenere di camino, sparsa per la stanza arredata: un divano e due sedie e un quadro, opera di un bambino con le mani imbrattate di tempera blu e gialla
Sai di mattina fresca, di brezza di marzo, di margherite appassite e di sempreverdi non più verdi
Sai di mai, di sempre, di non so cosa
Sai di mani che accarezzano dolcemente, di tocchi delicati, di baci sognati, di sogni infranti, di speranze stroncate, di domeniche mattine sotto il piumone, di passeggiate tra granelli di sabbia, di sole e luna.

Te ne vai con una giravolta, sulla punta dei piedi, incappucciati in un paio di scarpette da punta, avvolta in un turbinio di veli vaporosi che si gonfiano quando sbuffi perché non hai trovato pane e marmellata nella credenza piangente.
Piangi con lei, ti fai sentire per l’istante di un singhiozzo.
Mi aggozzo con il tuo singhiozzo prima che tu sparisca e la notte torni ad essere uguale a sempre, a te.

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c ï e l o

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Il cielo visto da qui
dal sotto di un bosco
un bosco che profuma di biscotto
caldo, a forma di lp

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Il cielo e il blu tipico
un tipo lo scruta indignato
crede sia troppo complicato
abbassa lo sguardo critico

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Il cielo dalle nuvole erranti
un bastoncino di zucchero
e un guantino color zenzero
traccia ricordi gocciolanti

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Il cielo ricopre il tutto
il tutto di amate, amare parole
parole che cadono come nocciole
oggi, di certo, non è vestito a lutto

[senza] tre caffè

-Buongiorno, un caffè

-Buongiorno signore, si accontenta di un caffè?

-Sì, di un semplice c-a-f-f-è, con la e accentata

-Non ha particolari esigenze?

-Cosa intende? Dovrei farcirlo?

-Dove glielo dovrei versare?

-Dovrei pretendere che me lo presentasse in modo da stimolare l’appetito?

-Non saprei. Lo preferisce in tazza grande, da portar via in un bicchiere di cartone dove può scriverci il nome, col coperchio di plastica, versato delicatamente dentro una tazza in maiolica blu, in un recipiente di vetro per non scottarsi le dita? Dica lei

-Non mi ero mai fermato a pensare dove avrei più piacere di bere un caffè. Me l’hanno sempre portato in tazzine bianche, a volte col piattino

-Benissimo, vada per la tazza classica. Allora entriamo nello specifico: espresso, deca, cappuccino, mokaccino, d’orzo, ginseng, americano, freddo, irish, corretto, americano, in ghiaccio con latte di mandorla, brasiliano, schiumato, macchiato

-Credo che sceglierò il primo, anche perché degli altri che ha elencato in maniera oserei dire impeccabile, ahimè, non ne conosco uno e se le chiedessi di puntualizzare su tutte le tipologie, credo che creeremmo una fila lunga fino alla strada

-Espresso, capito. Passiamo alla temperatura: caldo intenso, meno tiepido più caldo, tiepido-caldo, assolutamente tiepido, tendente al freddo, freddo, freddo con ghiaccio

-Mi chiedevo se esistesse un menù in cui avere la possibilità di leggere le varianti: mi sono già perso

-Signore, il menù scritto non esiste, però, se vuole, posso riparare prendendo immediatamente un foglio e una penna e scrivendole il riepilogo

-Se le dicessi semplicemente caldo?

-Vedrò quello che posso fare. Non dimentichiamo lo zucchero o qualcosa per dolcificare, sempre che ne abbia bisogno: zucchero raffinato, zucchero grezzo di canna, zucchero di canna integrale, zucchero di canna integrale biologico. Passando ai dolcificanti naturali: goccio di miele, fruttosio, destrosio, stevia, mannitolo

-Sbaglio a non metterci niente dentro? Pecco di qualcosa?

-Gusti personali. Deve sapere che centinaia di gomiti si poggiano su questo bancone di marmo ogni giorno e pretendono l’impossibile. Le richieste più disparate: il latte senza latte, la brioche senza zucchero, la zuppa senza glutammato, l’insalata senza i semi nei pomodori, l’acqua senza idrogeno. Guai a storcere il naso o assumere un’espressione contrariata o per lo meno di incomprensione: quello di là che sorveglia tutto se ne accorge e ci fa togliere immediatamente il grembiule.

-Va di moda il senza a quanto pare. In questo caso però non pare che venga a mancare qualcosa, anzi si mette sul fuoco più roba, roba particolare, introvabile. Il senza con valore aggiuntivo, il meno con valore di più. Voglio dire che più si tolgono ingredienti, più si deve arrabbattarsi per trovarne dei sostituti perché, si sa, le cose non sono fatte d’aria, ci vuol pur qualcosa per farle stare in piedi.

-Ha compreso e per questo si merita il semplice c-a-f-f-è che mi aveva chiesto inizialmente

-Ma io non merito proprio niente: non è mica una gara a chi fa la richiesta più originale! Avevo solamente voglia di un qualcosa che favorisse il risveglio mattutino e mi desse la carica per affrontare la giornata. Dopo queste riflessioni, però, la miscela nera galleggiante nella tazzina apparirà ai miei occhi come un vortice vizioso di senza in cui affogare e io sarò tentato di non usare la ciambella o il giubbottino di salvataggio.

-Non era mia intenzione rovinarle la giornata. Non lo dica al sorvegliante, la prego. Resetti la conversazione, dimentichi senza troppi pensieri

-Anche lei ha usato un senza di troppo. Vorrà dire che per oggi faccio a meno di un caffè. Ma non rimarrò senza un caffè: anzi, ne ordinerò tre!

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