capolinea

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Una linea gialla corre in terra, veloce come il treno che le passa adiacente. Si guardano di profilo, lei esile, lui svettante, lei bucherellata, lui ingrigito. La direzione è segnata, ma la meta è ignota. Tanti piedi le impediscono di scrutare al meglio il corridore sulle rotaie. Neanche il tempo di sfiorarsi e guardarsi a pieno in volto che il treno sfreccia via.

La linea gialla rimane davanti ad un burrone: inseguire il fumo del mezzo non è prudente. Non può far altro che star lì a agognare il momento in cui sentirà nuovamente riecheggiare il ciuf che si arresta e riparte.

Pensa ad un modo per soddisfare il proprio desiderio. Per ovviare anche al fastidio di farsi calpestare per tutto il tempo dell’attesa i buchini che la ricoprono, preferisce avvisare l’annunciatore che per i viaggiatori non è consigliabile oltrepassarla.

La voce metallica dell’annuncio riempie le orecchie degli attendenti, addirittura anche in lingua straniera.
Si avvicina lentamente il treno, la linea spalanca gli occhi, nessuno osa oltrepassarla. Appena aperte le porte, i piedi cessano di torturarla e, appena chiuse, in quell’attimo magico prima del fischio, linea e treno sussurrano parole all’aria. Lui riparte e lei rimane. Nel mezzo le parole sussurrate si fanno cullare dolcemente dal vento.

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