capolinea

dec

Una linea gialla corre in terra, veloce come il treno che le passa adiacente. Si guardano di profilo, lei esile, lui svettante, lei bucherellata, lui ingrigito. La direzione è segnata, ma la meta è ignota. Tanti piedi le impediscono di scrutare al meglio il corridore sulle rotaie. Neanche il tempo di sfiorarsi e guardarsi a pieno in volto che il treno sfreccia via.

La linea gialla rimane davanti ad un burrone: inseguire il fumo del mezzo non è prudente. Non può far altro che star lì a agognare il momento in cui sentirà nuovamente riecheggiare il ciuf che si arresta e riparte.

Pensa ad un modo per soddisfare il proprio desiderio. Per ovviare anche al fastidio di farsi calpestare per tutto il tempo dell’attesa i buchini che la ricoprono, preferisce avvisare l’annunciatore che per i viaggiatori non è consigliabile oltrepassarla.

La voce metallica dell’annuncio riempie le orecchie degli attendenti, addirittura anche in lingua straniera.
Si avvicina lentamente il treno, la linea spalanca gli occhi, nessuno osa oltrepassarla. Appena aperte le porte, i piedi cessano di torturarla e, appena chiuse, in quell’attimo magico prima del fischio, linea e treno sussurrano parole all’aria. Lui riparte e lei rimane. Nel mezzo le parole sussurrate si fanno cullare dolcemente dal vento.

dec2

Annunci

Con chi (glia)?

Il mare dentro una conchiglia, il vento fa ballare una maniglia. Il mare sul comodino di una camera da letto impolverata; il vento ne apre la porta.

Entra pure, il soffio è leggero, non assale.

La conchiglia è striata di grigio e nero, sembra quasi un negativo. Accanto, abbattuta, lasciata al suo triste destino, una foto: anche qui il mare, un cappello di paglia impreziosito da un fiocco a fiori gialli e bianchi e un paio di lenti color cachi, rigorosamente a goccia. Scattata d’improvviso, i volti voltati per un richiamo, forse, chissà, del vento. Ulula ancora, quel vento, dentro la conchiglia sul comodino.

Entra, non temere, la polvere è leggera, non assale.

La porta è appena stata aperta e un turbinio festoso di minuscoli granelli trionfa nell’aria, un tempo pesante; ora sferzata di aria nuova. Si aggregano distaccandosi, si distanziano fondendosi. Non c’è forma, colore che possa sorreggere, non c’è odore che possa disperdersi. Era tutto rinchiuso, inscatolato; ora lo scotch ha ceduto.

Entra, guarda bene, il tempo è leggero, non assale.

Le pile dell’orologio sul comodino sono scariche e ricariche non ce ne sono. Il meccanismo è andato in tilt, il tempo in pensione. Dorme, sopito non si ridesta. Si culla tra i ricordi di un’estate al mare, il sole che accecava il quadrante e le lancette che si affannavano a girare. Un tempo correvano veloci; i maratoneti hanno perduto il fiato oramai.

Dalla conchiglia una goccia di acqua salata. Il ballo della maniglia si arresta e la porta aperta non protesta. Il ricordo comincia a farsi strada nel presente. Non potranno tornare i tempi del mare e del vento.

Entra, non bussare, con chi il mare dentro la conchiglia potrai ascoltare?