abissi

il cielo sta lacrimando e il mascara sta colando. forma solchi di pece nera su un volto che ormai è liscio come la seta. scivolano giù, fino agli abissi, gli abissi del mare dove i pesci non osano dormire, dove la luce non si addentra, dove il buio regna sovrano. c’è un re su un trono che in penombra stringe tra le braccia un cagnolino indifeso col pelo ruvido e cangiante. è un re senza regno, è una corona senza diamanti, è un trono senza cuscino. c’è solo il vuoto e la paura e il buio. risalgono la corrente tante bollicine che riemergono in superficie: altro non sono che le lacrime del cagnolino senza padrone, negli abissi del mare. piange, piange e si dispera, ma il suo è un lamento sordo che l’oscurità ottenebra. le bollicine si uniscono con le lacrime di una ragazza, i cui piedi sono immersi nella distesa ghiacciata. tiene in mano un’aranciata fatta con frutta amara e marcia: forse piange per questo. o forse solo perché avrebbe berne una più succosa, più viva, una di fragola. le arance sono aspre per loro natura mentre le fragole sono dolci e rosse. le bollicine si tingono di nero, il nero del mascara colato dal viso setato. sbadatamente (o, chissà, volutamente) lascia cadere la spremuta nell’acqua e i liquidi si uniscono e si mescolano. sembra una pozione magica: celeste, arancione marcio e nero. nessun rumore echeggia, le sacche lacrimali si sono ormai svuotate e il mare è sempre lì, minaccioso. in sottofondo ode un latrato di cane, sembra un piccolo cane, abbandonato. abbandona il bicchiere sulla passerella di legno mentre il corpo scompare nella distesa ghiacciata. le bollicine indicano il percorso discensionale e nuota e nuota ecco che il buio si fa più denso. l’abbaiare si avvicina sempre più, le braccia si lasciano sospingere dalla corrente. accarezza il pelo da destra a sinistra, pizzica e punge, una pallina umida annusa le mani, b a u. da sotto la ragazza del bicchiere d’aranciata afferra il cagnolino indifeso e vengono insieme sospinti dalle bollicine. emergono in superficie. ad aspettarli due calici pieni zeppi di succo di fragola.

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fusa

parole alla rinfusa

quando un gatto fa le fusa mentre lo tieni in braccio e un abbraccio caldo e avvolgente ti scalda davanti ad una tazza di latte in cui incautamente è caduto un abbraccio crema e marrone.

parole alla rinfusa

quando un bollitore scalda l’acqua per l’infuso ed un intruso si intrufola tra le tazze e le bustine di camomilla per farti confondere le idee che sono già confuse e infuse senza filtri alla liquirizia e cannella.

parole alla rinfusa

quando un refuso appare tra le righe di uno scritto che hai trovato in un cassetto di fondo dopo che era stato calpestato da scarponi moticciosi e aveva fatto il bagno in una tinozza di caffè e per questo ricordi di essere stata fusa.

parola alla rinfusa

quando non sai bene cosa dire o pensare ma il tuo unico pensiero è andare.

 
fefefe

Storia di un bottone e di un filo di cotone

pic

Questa è la storia di un bottone e di un filo di cotone:

non è la solita storia di un sarto

che, stanco di cucire per il padrone,

un giorno se ne uscì con un sonoro “Io parto”.

Il bottone e il filo di cotone non si conoscevano

ma avevano una cosa in comune:

la loro casa era una scaffalatura in legno d’ebano

dai tarli quasi sempre rimasta immune.

Di incontrarsi non avevano mai avuto l’occasione,

giacevano sommersi in mezzo ad altri compagni

desiderando di uscire da quella legnosa prigione,

progettando la fuga con un sentiero di nidi di ragni.

Il bottone di madreperla interamente ricoperto

eran disposti i suoi due occhini in schema rigato,

mentre il filo di cotone tinto del colore del deserto

in un cassetto se ne stava tutto assottigliato.

Successe un giorno che l’anziana merciaia

le valigie per un lungo viaggio preparasse

lasciandosi così guidare dalla vecchiaia

per andar a far la commerciante fuoriclasse.

Immaginarsi nel negozio il parapiglia!

Paillettes in delirio, stoffe fuori dalle staffe,

s’era portato lontano il vento l’ aria di famiglia

chiacchierini e cordoncini in fuga come giraffe.

Il bottone e il filo di cotone di fianco per caso

si trovarono, confusi, talmente frastornati

scontrandosi incauti naso a naso

in quel marasma di oggetti dimenticati.

Un colpo di cucito fu il loro:

d’imbarazzo si incendiarono le facce,

quasi di un colore rosso marlboro,

ma non c’erano tracce di minacce.

Insinuandosi lentamente tra i tondini

il filo, scordato il timore, si attorcigliò

e sempre più trovandosi vicini

il bottone un sorriso gli regalò.

 

Un connubio mai banale

Un amore casuale

in un viaggio senza ritorno

rattoppando il mondo intorno.

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