impressioni di settembre_1

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Ho visto persone darsi la mano, abbracciarsi e guardarsi negli occhi mentre una voce potente e suadente riempiva ogni angolo della piazza. C’erano bambini in braccio o sulle spalle di genitori intenti a cantare a squarciagola i pezzoni che hanno segnato la loro gioventù, facendo riaffiorare ricordi di estati italiane e sudate, trascorse ad inseguire un pallone.

Quanti applausi, pianti, sguardi commossi ho potuto cogliere in due ore di pura musica:  ovunque si percepiva fremito ed emozione. I brividi correvano lungo la schiena quando osservavo sentimenti veri e profondi affiorare sui volti dei presenti. In fondo si sa che questo è il potere della musica: riesce a far vibrare le corde di qualsiasi cuore.

Quale sia la formula segreta del successo travolgente di una voce pazzesca come quella di Gianna non ci è dato saperlo, tuttavia ci accontentiamo della “meravigliosa creatura” che è riuscita a regalarci durante la prima serata del lunghissimo e tanto attteso #settembrepratese, il mese in cui la nostra città si agghinda e diventa la più “bella e POSSIBILE”.

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6 pensieri su “impressioni di settembre_1

  1. Io ho visto soltanto 3 concerti in tutta la mia vita, tutti e 3 di Franco Battiato. Gli piace farli in mezzo ai prati, e questo talvolta causa degli inconvenienti non da poco.
    Ad esempio, al primo dei 3 concerti aveva piovuto a dirotto dalla mattina fino a un’ ora prima dell’ inizio, e quindi per raggiungere il mio posto a sedere dovetti avanzare nel fango che mi arrivava fino alle caviglie.
    Tuttavia, fare i concerti in un contesto agreste ha anche dei lati positivi: ad esempio, al secondo e al terzo concerto eravamo in piena Primavera, e quindi l’ aria era carica di tutti gli odori naturali della terra, sembrava di essere nel giardino dell’ Eden.
    Al primo concerto Battiato fece un’ entrata in scena spettacolare: arrivò in macchina, fece fermare l’ autista a poca distanza dagli ultimi posti a sedere e poi percorse a piedi il tragitto da lì al palco. Anche lui si sarà riempito le scarpe di fango, ora che ci penso.
    Il pubblico fu molto disciplinato: invece di sporgersi in avanti per toccarlo, si alzò in piedi e lo applaudì a scena aperta. Lo facemmo perché avevamo capito il senso profondo di quella scelta: Battiato voleva esprimere vicinanza al suo pubblico non con un sorriso finto, non con un ringraziamento stereotipato, ma con il gesto simbolico di camminare in mezzo a noi. Ci commosse senza bisogno di dire una parola.
    Il terzo concerto fu il più bello in assoluto, perché lui nell’ultima mezz’ora ci chiamò tutti sotto il palco e fece canzoni a richiesta finché non gli andò via la voce.
    Quella sera stessa capii che non l’avrei più visto in concerto, perché era meglio chiudere così, avevo già toccato l’apice. Cosa ne pensi della mia esperienza?

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