Metàfora

colla

Metaforicamente nessuna metà subisce una metamorfosi poiché a nessuna di queste metà capiterà mai di ricongiungersi con l’altra, diventata oramai meta di un’altra metà.

Forse, però, può succedere che una metà sia così disperatamente metallica che abbia la fortuna di ritrovare l’altro polo della calamita. La superficie fredda del frigo diventerà la meta della loro metempsicosi e non sentiranno più il peso della frattura.

La metàfora dell’amore, giocatori di rugby che non devono correre da un’ala all’altra per segnare il punto sul tabellone: ovunque conficcheranno l’ovale per terra, saranno sempre certi di fare meta.
Metàfora dell’amore.

colla

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verNICE

Mamma,

mi avevi promesso che sarebbe stata una festa grandiosa, di quelle che vorresti non finissero mai. Mi avevi raccontato di quando la nonna ti accompagnava sul lungomare di questa, per me, sconosciuta città e ti portava a passeggiare tra una folla di persone sorridenti. Persone contente di quel che facevano quotidianamente, con alle spalle un passato motivo d’orgoglio e occasione di celebrazione. Mi avevi parlato di bambini che scorrazzavano senza pensieri tra i granelli di sabbia, sui loro tricicli traballanti, cantando un motivetto melodioso che la maestra aveva insegnato loro proprio per quell’occasione. Il tuo entusiasmo era tale nel ricordare le tue estati in questo paese con la bandiera blu, bianca e rossa che mi aveva incuriosito terribilmente. Prima di stasera mi chiedevo quale magia sarebbe avvenuta, che sembianze avesse la fatina che sarebbe sorvolata a spargere polvere scintillante su questa distesa di mare e terra.
Mi hai un po’ deluso: speravo di far amicizia con qualche bambino della mia stessa altezza, un bambino che avesse parlato con gli occhi e non con la sua erre moscia. Speravo di rimanere estasiato e non solo assordato dalle luci e dai rumori dei fuochi d’artificio, sparati a tutta raffica. In effetti qualche sparo c’è stato però l’ho solo sentito. Dopodiché ho visto che le persone diventavano come i birilli del bowling. Ti ricordi di quella volta quando siamo andati anche con papà? Lui tirava talmente forte quella palla bianca che tutti i birilli cadevano a terra e sparivano tra le tendine. Una grossa, enorme e rumorosa palla bianca ha fatto strike stasera: forse il tiratore era anche più forte di papà. Al bowling i birilli venivano rimessi al loro posto, in piedi; ora non si muovono e sono a terra. I pedali dei tricicli viaggiano a vuoto e la polvere magica non scintilla, anzi sembra quasi fumo. La distesa di terra e mare è nera.

Ho perso i sandali di vernice che mi aveva regalato la nonna. Ho perso la tua mano che, fino ad un istante fa, stringevo.

Rosa

Rosa lo sa

Sa che c’è poco da fare

 quando le spine cominciano a punzecchiare

e le zanzare a ronzare

Sa che c’è un petalo rosicchiato

quando un insetto malfidato

sopra le si è furbamente accasciato

Sa che c’è una rosa che la invidia

quando nel cortile nasce anche l’indivia

arrivata chissà, forse, dalla Numidia

Sa che i fiori regalano sorrisi

quando d’inverno scompaiono dai visi

andandosene, correndo, per i campi elisi

kk