miracle

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“Non aspettare il miracolo.  Crea la possibilità che accada: questo può essere il vero miracolo.

In realtà volere è potere: volere è già un miracolo”

Che davvero i miracoli non accadano così casualmente ma dipendano dalle nostre volontà? È davvero necessario riassettare l’erba del terreno di gioco adeguatamente affinché il miracolo possa segnare il punto sul tabellone? Dobbiamo essere noi i pasticceri eccellenti, capaci di dosare gli ingredienti al fine di far lievitare a puntino la torta di compleanno? Siamo solo -a volte, raramente, quasi mai- i miracolati oppure possiamo realmente essere i miracolanti di noi stessi?

Credere nei miracoli significa, secondo l’opinione più diffusa, riporre i propri desideri nelle mani di un santo, di un dio, di un lumino, di un oggetto scaramantico. In questo modo, si accolla la responsabilità della riuscita di essi in altri. Scrollarsi qualsiasi responsabilità di dosso: in fondo mica tutti noi siamo in grado di fondare una religione, pur nascendo in luoghi squallidi e puzzolenti come le nostre città, spesso simili alle betlemmi di una volta.

Mica siamo dei dell’Olimpo che ingraziano solamente alcuni prescelti permettendo loro di fondare civiltà intere (anche se dobbiamo ammettere che siamo capaci di far spezzare ad una donna il cuore, scappando con le nostre navi, senza preavvisi).

I miracoli avvengono in circostanze strane, spesso che incutono terrore, poiché non possono  essere facilmente, razionalmente spiegati. È proprio il loro essere legati all’ illogicità che non ci spinge a pensare che ne siamo noi i fautori. Noi siamo logici, noi siamo macchine programmate. Non siamo in grado di prendere un sei al compito di matematica, neanche se impieghiamo un intero pomeriggio a studiare. Forse con un intera settimana di ripetizioni. Forse con un mese di compiti fatti a casa giorno dopo giorno. Forse non c’è necessità di invocare San Giuseppe da Copertino. Magari basta solo crederci, dopo averci speso un po’ di tempo e aver anche imprecato talvolta. Ma non si tratta di credere in un miracolo, si tratta di credere in noi stessi.

Io voglio quindi posso e viceversa. Fondamentale è volere: questo è davvero il miracolo dei miracoli.

VOGLIO diventare, essere, fare, pensare, …

“Ora non so se credere

ma tu sai rispondere;

mi sembra di essere diverso

da un meccanismo così guasto:

c’è qualcosa di perverso

dentro a questo miracolo”

 

Ma che miracolo- track by track commentary de “La rivoluzione sta arrivando”, Negramaro

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Guardare in Bianco

Io continuerò a prenderti la mano e portarti lontano da qui tra cielo e mare o dove vuoi

Dita che si intrecciano con altre dita: un gesto abituale, quotidiano che simboleggia quanto forte sia il legame che ci unisce. Si incrociano, si completano, si scontrano: due mani che hanno il potere di intraprendere un viaggio;  la meta non conta, men che mai la valigia.

e pedalare svelto per essere sicuro di seminare il tempo, ma ti sorpassa e ti senti un po’ vecchio

Continuiamo a viaggiare insieme, a cavallo di una bicicletta: il ritmo che i raggi delle ruote producono sembra battere più veloce del ticchettio dell’orologio. Solo illusione. Il tempismo è degli dei. Nella gara che abbiamo intrapreso fianco a fianco, il tempo è un temibile avversario, un esperto ciclista il quale taglia sempre per primo il traguardo.  Un modo per vincere la maratona non esiste…

ma con la macchina del tempo io ti porto via.

Ma possiamo provare a evadere dal mondo su cui regnano minuti e secondi e catapultarci in un’orbita atemporale, in cui le lancette nel quadro orario impazziscono e le rughe non solcano i volti melancolici. Siamo sempre in viaggio io e te, ma ciò non implica la totale libertà, l’eccessiva sfrenatezza.

Essere liberi è anche capire che per non passare la vita a fuggire serve ogni tanto sapere indossare quel vestito buono che ti fa paura

Libero non è sinonimo di smodato, sregolato, irrazionale bensì capace di capire, padrone del proprio sentire e agire di conseguenza. Libertà non è scappare,  rinnegare le proprie radici. Siamo liberi quando rispettiamo, quando accettiamo di stringerci in abiti che danno prurito affinché il gesto non leda la sensibilità del prossimo. Siamo liberi quando non indietreggiamo di fronte agli ostacoli posti dallo smarrimento o dall’ inarrestabilità del tempo.

la paura è fatta di niente, come il tempo è fatta di niente

C’è un però: la paura, il tempo, le cose non toccabili per mano sono fatte di un rien che ci permette di superarli o perlomeno di sorvolarne le riflessioni. Alleviando un po’ distrattamente la testa da mille pensieri, ci troviamo a fare i conti con ciò che davvero ha un valore e conta: i gesti,  gli sguardi, le parole di due amanti che non possono far finta di niente perché l’amore NON è fatto di niente.

ma l’amore ha un prezzo alto ed ora smetto con i saldi

L’amore è tangibile, respira, si muove, tocca, ha un valore talvolta inestimabile, non può subire detrazioni o sconti, è difficile comprarlo, ma anche venderlo.

Due mani, un viaggio, il tempo, la non piena libertà, la paura, l’amore

La lettura di noi è un romanzo aperto che non finisce mai,

Siamo i protagonisti di un libro che non ha un autore, non ha un editore, non ha un correttore di bozze. Siamo gli eroi di un poema senza cavalieri e pozioni magiche, senza duelli e cavalli bianchi. Io scrivo di te, tu scrivi di me. Insieme scriviamo di noi. Non esistono punti.

 

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(In occasione del compleanno di “Guardare per aria” di Bianco, ho utilizzato delle frasi prese da alcune delle canzoni più significative di questo album sognante. In ordine di citazione: “Filo d’erba”, “Volume”, “Le dimensioni contano”, “Almeno a Natale”, “Drago”, “Corri corri”, “Aeroplano”)