co(come)ri d(‘)estati

Termina l’estate. Stazione Termini. Valigie- ahinoi ancora per poco- riempite di costumi da bagno, a fiori, hawaiani, insaporiti di sale: faranno ritorno nei ripostigli, nei garages. Le Hawaii e due sposini freschi freschi che non possono permettersi altro che una luna di miele- un sole di marmellata, un pianeta di nutella- nella punta dello stivale. Ed è questa parecchio appuntita e trapuntata tanto che non si rivela facil questione lo scovare e lo scavare nella sabbia un buco per piantare l’ombrellone, considerata la distesa impercettibile di punte impiantate tra i granelli. Freschi freschi come i cocomeri lasciati freddare in un secchio d’acqua. Cocomeri zuppi di semi che pazientemente tanti coltelli cocomeri2estrapolano dalle miniere di polpa rossa. Il rosso delle fette succulenti come delle fette serotine di cielo assottigliato tramuta, perde di vigore. Con rigore risalgono sul treno i due sposini e tornano a casa. Piuttosto tornano di casa. Sembra quasi una nascita, la loro. Il fiocco sul portone non ha colore tuttavia il nuovo appartamento strabuzza di giallo, bordeaux, marrone. Tramonta una stagione, subito un’altra vi si sovrappone. Dalle viscere del torrido caldo cominceranno a venir meno i capelli dalle teste, le foglie dagli alberi. E il nuovo appartamento diventerà obsoleto e il fiocco- ops– si disfarà e i due sposini risaliranno e riscenderanno, ma il sogno delle Hawaii rimarrà ancora segregato tra le celle dell’alveare per la produzione di miele. Il tramonto tornerà a rinvigorire e a spengersi e i coltelli da cocomero riapriranno e richiuderanno le serrande delle loro miniere estive. Tutto tornerà e sparirà. I ripostigli continueranno a ricolmarsi come le spiagge della punta dello stivale. Chissà quante paia di stivali stipati sulle mensole, tra barattoli di marmellata e set di valige dimenticate, prede predilette di granelli di polvere! I due sposini tramontati ricorderanno la nube di polvere levatasi durante un temporale estivo mentre ammiravano, riparati in una casetta sul mare infuriato, attraverso un vetro appannato, la rivoluzione del vento e il vortice addit-ato. Venti dita su una pancia, di forma somigliante ai cocomeri lasciati freddare in un secchio d’acqua, ed un fiocco tinteggiato dei colori dell’appartamento autunnale. Miele dolcissimo ad Honolulu, luci abbaglianti a LA, annuncio del ritorno a Ciampino. Stazione Termini. Termina l’estate.

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Un pensiero su “co(come)ri d(‘)estati

  1. giochi con le parole in una maniera molto interessante…so che adesso magari ti offendo…ma mi fai pensare al secondo Claudio Baglioni (per me è un complimento)…il tutto sempre venato di una specie di nostalgia…una specie di reminiscenza futura…

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