(Senza) fare sul serio, prendi l’attimo

Lento può passare il tempo

ma se perdi tempo

poi ti scappa il tempo, l’attimo

lento come il movimento

che se fai distratto

perdi il tuo momento

perdi l’attimo

Lancette di orologi che stentano ad avanzare, come se volessero astenersi dal compito ingrato che il tempo ha affidato loro. Libri sufficientemente noiosi, film estremamente indecifrabili, sguardi paurosamente enigmatici: i numeri del cronometro non corrono più all’ impazzata, il cucù preferisce stare acquattato dentro la sua casetta di legno.

È pura illusione pensare al tempo e al suo scorrere in modo più lento poiché esso procede, inesorabile, incurante, sempre. Come un treno ad alta velocità, come una rondine che migra, come un piano suonato da dita impazzite.

Considerando la violenza e la noncuranza con cui esso travolge qualsiasi cosa o persona all’ interno della dimensione cosmica, è inevitabile affermare che sia assolutamente vietato perdere tempo, che non ci sia permesso sprecarne in cose futili, vane. Nascere, mangiare, bere, camminare, parlare, scrivere e leggere, studiare, lavorare, generare, morire: più o meno questi i campi di competenza in cui si richiede la maggiore competenza pratica.

Ma il punto è: cosa vuol dire futile, vano e cosa invece benefico, adeguato, consono? Realmente la vita si riduce al bere un bicchiere d’acqua con il solo scopo di sopperire ai bisogni del corpo, all’ addentare una fetta di pane affinché si metta a tacere lo stomaco in rivolta, all’ unirsi ad un individuo per garantire la continuità della specie?

L’azzardo, la distrazione, l’imprudenza contribuiscono ad accrescere questa credenza comune della non possibilità di ricerca di uno spazio atemporale in cui rifugiarsi e trovare riparo. Ad un’ azione avventata corrisponde, in maniera inevitabile, la reazione del “Te l’avevo detto di non perderci tempo”. Il bambino con il ginocchio sbucciato per esser sceso incautamente dalla rampa; il gatto, arrivato alla penultima vita, precipitato dal terrazzo del quarto piano; il vecchio, reduce di guerra e instancabile lavoratore, relegato e in punizione nell’ angolino sinistro del divano dopo aver intrapreso il cammino verso la camera da letto senza il bastone. E poi sempre qualcuno pronto a sgridare e a dire che non sei abbastanza serio.

In fondo però, purtroppo e per fortuna, l’insensatezza e l’imprudenza di un’azione e il corrispettivo piacere provato nel compierla non possono altro che colmare quel senso di vuoto e talvolta di delusione che si avverte in quanto consapevoli di aver sprecato del tempo.

attimo5

Tu non lo sai come vorrei

ridurre tutto ad un giorno di sole

tu non lo sai come vorrei

saper guardare indietro

senza fare sul serio

senza fare sul serio

come vorrei distrarmi e ridere

Ridurre, ricondurre ad un istante, che sia uno ed uno soltanto, purché sia soddisfacente, purché favorisca il distacco da ogni convenzione sociale e temporale. Un attimo dovrebbe sempre essere rappresentato da un giorno di sole. Se la vita fosse fatta di attimi, la pioggia non infangherebbe le strade e le lacrime non si riverserebbero sui visi. Sarebbe tutto splendente, idilliaco, edenico. Ripensare al passato, rivivere ricordi senza fare troppo sul serio, senza emettere gravose sentenze, senza giudicare immotivatamente.

Il tempo rovina la spensieratezza, il gioco, il divertimento: mai regalare ad un bambino un orologio! Nel momento in cui si troverà ad indossarlo, a sfoggiarlo sotto gli occhi incuriositi dei compagni di scuola, non potrà altro che imparare a leggerlo, a capire quando sia il momento giusto per giocare e quando per fare i compiti, a fare i conti con la sua ignobile mansione di controllo e manipolazione nella scansione di tutte le sue azioni. Quell’ orologio rimarrà legato al suo polso per sempre e, dovendo inevitabilmente buttarvi di tanto in tanto uno sguardo, ripenserà all’ infanzia, al divertimento lecito, al cogliere l’attimo del “senza fare sul serio”.

prendi l’attimo attimo1

(Malika Ayane – Senza Fare Sul Serio)

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