Pezzi di Anna

Anna ovvero anonima perché Anna, oltre ad essere un palindromo, è anche un nome un po’ abusato e per questo azzeccato per descrivere in generale un ideale di donna, a sua volta però particolare.

“Anna che sorride a tutti. Anna in fondo come sta. Anche se si trucca gli occhi si capisce che non va. Anna e le sue insicurezze.”

Di donne che ridono ce ne sono tante, che sorridono meno. Il sorriso è un’attitudine che si riscontra con più difficoltà poiché dietro di esso vi è una sorta di premeditazione; la risata è qualcosa di più istintivo e risulta tanto facile a certe donne che il cervello in quel momento chissà dove lo hanno lasciato!

Non si sa bene come sta Anna. Risponde sempre “Tutto bene”, ma lo usa per convenzione, per non dover scendere troppo nei particolari, per non farsi fare troppe domande, per non dilungarsi in discorsi che preferisce fare davanti allo specchio.

La mano tremolante certamente non la aiuta a disegnare una linea diritta tra le attaccature delle ciglia o sul contorno delle labbra, però non possiamo nemmeno biasimarla di non prendersi un minimo cura del suo aspetto. Si incipria per mascherare quel velo di malinconia e di inettitudine che le si posa a giorni alterni sulla faccia.

Dire che è insicura è dir poco, dieci passi in mezzo a una fiumana di gente e all’undicesimo già traballa. Dieci parole pronunciate tutte insieme in un discorso sono un’esagerazione, le pronuncia soltanto quando ha una bella pagina scritta sotto gli occhi.

“Anna aspetta più di quel che ha”

Tante aspettative, tanti sogni, tante illusioni, tante delusioni. Ma lei continua a sperare, attende che un vento freddo proveniente dall’est la travolga e le faccia volare lontano la sciarpa che tiene solitamente attorcigliata attorno al collo esile e allungato. Vorrebbe che quella sciarpa la conducesse in un posto che non ha mai visitato, non ha mai visto su una guida turistica o su un giornaletto per pendolari.

“Anna che si chiude in bagno quando a cena parlano di libertà.”

Anna è libera di parlare, correre, urlare, o meglio sarebbe libera. Tutto ciò però non le risulta affatto semplice poiché sente di essere in qualche modo schiava di un’ Anna leggermente forviata dalla sua veritiera personalità. Ricorda di essersi ammanettata un giorno, tanto tempo fa e di aver gettato le minuscole chiavi chissà dove. Il fatto è che non ricorda nemmeno il perché si sia incatenata  a quella figura che le somiglia, ma non più di tanto. Ha solo paura di parlare, correre, urlare, essere veramente se stessa.

Anna ha bisogno di essere amata per quello che ancora non è.

DSCN111vIl bisogno è grande ed è probabilmente l’unica possibilità che Anna ha per liberarsi da quella strana maschera che si è cucita addosso. Amandola, amandosi, amando, Anna potrebbe capire come funziona il mondo, come funziona il suo mondo. Ha letto di tanti uomini e donne, ha visto tante madri e tanti figli, ha sentito di effusioni tra animali e tutto il mondo le è sembrato pervaso da qualcosa capace di trasformare in qualcosa che esso stesso non è.

Non è sorridendo che lo ha trovato.

Non è truccandosi che lo ha individuato.

Non è tremando che lo ha scovato.

Non è aspettando che lo ha sorpreso.

Non è rinchiudendosi che lo ha incontrato.

Non è rinunciando ad essere se stessa che lo ha rintracciato.

E pensare che il nome “Anna” comincia con la stessa lettera…

(“Canzone di Anna”- Fabi Silvestri Gazzè)

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