Sereno atteso

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S’inonda di cobalto

l’immenso e delicato

velo calato.

Con l’arrivo della sera

il brusio- con la luce

regnava sovrano-si dilegua.

Di calore si impregnano le case,

dell’assillo dei pensieri si libera la mente.

Scurisce sempre più,

il tutto avvolge

e il soave e leggero

canto della sera

pervade sincero

il cuore dell’essere.

(piccola prova di poesia)

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Compromesso

Qualcuno, qualche tempo fa, ha sentenziato, nel bel mezzo di un discorso più o meno serioso: “Ricordati che la vita è un compromesso.”. Una vera frase ad effetto, di quelle che, dopo essere state pronunciate, dovrebbe far capolino un ometto con due piatti tra le mani. Tutte le proposizioni che iniziano con “La vita è…” a me suscitano sempre un po’ di timore perché comportano sempre riflessioni più profonde di quelle a cui siamo abituati ordinariamente. Non sono frasi come “La cena è pronta” o “Il maglione è sudicio”: in quei casi le cose a cui pensare sono veramente poche: alzarsi dal divano, sedersi, prendere la forchetta e mangiare oppure aprire l’armadio, infagottarsi in un altro maglione e specchiarsi di nuovo. Le prime di cui parlavo sono quelle frasi soprannominate “ad effetto” perché smuovono gli addormentati angoli del nostro pensiero.

“La vita è un compromesso”. Non ricordo se la sentenza era seguita da termini che dovevano trovare un campo di accordo su cui stabilire una pacifica o quantomeno vivibile convivenza come prevede solitamente un compromesso. Soltanto quella frase minima ha continuato a sorvolare nella mente, è rimasta come sospesa. Ha fluttuato per un po’ senza trovare una vera spiegazione. Restringendo il campo di riflessione, mi sono chiesta se potessi applicare quell’ incipit universale (per canzoni, film, motti, aforismi, slogan pubblicitari, campagne contro il fumo…) alla me particolare, giungendo alla conclusione che la vita è un compromesso tra ciò che sono e ciò che desidererei essere.

La MIA vita è università, famiglia, danza, ripetizioni, amici, letture, telefilm, ma al tempo stesso è scrittura, batterista, loft a Parigi, comparsa in un film, panorami immensi da osservare per giornate intere. La vita quindi è una specie di lotta fra ciò che scandisce quotidianamente, banalmente ma in modo certo il nostro tempo e ciò che ci spinge a aspirare ad altro o almeno solamente a pensare ad altro. Un binomio tra certezza e sogni, radici sicure e foglie in pasto al vento autunnale. Non esiste creatura che sia capace di scindere tale tesi da tale antitesi: ecco perché si parla di compromesso. Un patto stipulato alla nascita che ci accompagna fino a quella che sarà la fine. Al momento, non sono in grado di prevedere altro: potrei continuare a scrivere su un blog anonimo oppure essere una scrittrice che si perde nell’ osservare la Ville Lumière dai gradini del Sacré Cœur…

jjjj

banalmente infinito

panorama Montmartre

“Il sentimento che si prova alla vista di una campagna o di qualunque altra cosa v’ispiri idee e pensieri vaghi e indefiniti quantunque dilettosissimo, è pur come un diletto che non si può afferrare, e può paragonarsi a quello di chi corra dietro a una farfalla bella e dipinta senza poterla cogliere: e perciò lascia sempre nell’anima un gran desiderio: pur questo è il sommo de’ nostri diletti, e tutto quello ch’è determinato e certo è molto più lungi dall’appagarci, di questo che per la sua incertezza non ci può mai appagare.” (Zibaldone, pag. 75)

INfinito, Indefinito, INdeterminato: quell’ INcipit di parole che talvolta INcutono timore, talvolta fanno INsorgere animi INquieti .

Non tutti siamo parimente sensibili e pazienti come il poeta solitario, INdeciso, INtrospettivo, INnarivabile. Sicuramente quell’IN non lo intimoriva, anzi lo incuriosiva. Si dilettava, al tramonto di tante lune, ad affogare i propri pensieri, dominanti o meno, i suoi “gentili errori”, i suoi desii più remoti in un qualcosa di sterminato, ai suoi occhi l’unica via “reale” per raggiungere l’irreale felicità. Una felicità sperata, sempre preda di illusioni, mai affermata, individuale e universale.

Oggi affiancare la felicità e l’appagamento alla contemplazione di un paesaggio vasto e collinare o, per meglio comparare con i nostri tempi, di una folla trafelata che al mattino colora o ingrigisce le strade di una città, può essere percepito come un paragone inappropriato. L’incertezza di colui che rincorre il treno in partenza non è sicuramente l’incertezza di colui che rincorre una farfalla di cui scrive il poeta. In entrambe la situazioni però è forse proprio quell’incertezza che aumenta la speranza, il desiderio di poter raggiungere la cosa in questione. Sarebbe troppo facile, forse anche noioso, se la porta del treno rimanesse aperta, pronta ad accoglierci al nostro arrivo e la farfalla sbattesse, posata su una distesa di fili, le ali, pronta ad accettare il destino nel retino.

Le quattro mura di casa sono le fondamenta stabili del nostro vivere quotidiano e si presentano quindi come certezze.

Il balcone che si affaccia su uno scenario multiforme, gremito di suoni e colori, magari posto su uno strapiombo sull’azzurro acceso del mare non può che suscitare uno scontro, un naufragio di emozioni, quali stupore causato da eccessiva bellezza oppure terrore causato da eccessiva vastità. Si parla quindi di incertezza poiché l’osservatore non sa ben discernere ciò che davvero gli colpisce il cuore, “stanco mio cor”.

Tali riflessioni non possono che suscitarne tante altre, ma su una vorrei lasciare una sospensione in più: preferiamo stare confinati nella “capanna”, nel “natio borgo selvaggio” oppure sederci in “solitaria parte” , annegando i propri pensieri nell’immensità?

“E l’infinita vanità del tutto.”