laFINE

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Arriverà la fine, ma non sarà la fine e come ogni volta ad aspettare e fare mille file.

Tante volte hai l’impressione di essere arrivato al capolinea, l’autista scende dal bus e ti lascia seduto mentre guardi le goccioline scivolare delicate sul vetro su cui poggi la testa, sconsolato. Il viaggio si è interrotto, ora il cammino è nero, buio. La voglia di procedere, di seguire le briciole lasciate per terra si affievolisce. “The end” è scritto sull ’unico cartello davanti ai tuoi occhi, indica mille e nessuna direzione.

Io non lo so chi sono e mi spaventa scoprirlo, guardo il mio volto allo specchio ma non saprei disegnarlo.

Ti trovi davanti alla FINE quando si mette in atto un’autoanalisi. Lo scavo interiore consuma e riduce all’osso tutto ciò che hai creduto di essere fino a quel momento. Lo specchio dell’anima vorrebbe frantumarsi per mandare in mille pezzi l’immagine che sta riflettendo, eppure rimane lì intatto, quasi ad incoraggiare. Riflettere sulla propria condizione, capire cosa ci sia di giusto e sbagliato nell’ attuale e passata conduzione di vita e renderti conto di non essere mai riuscito a scrostare quelle macchioline che si sono depositate sullo tuo specchio.

Dalle mie paranoie e da mille altri errori, sono strano lo ammetto, e conto più di un difetto ma qualcuno lassù mi ha guardato e mi ha detto: “Io ti salvo stavolta, come l’ultima volta”.

Non sei perfetto, ma stai sicuro che nessuno lo è. Ognuno ha un proprio lato negativo che talvolta emerge, straripa e sembra nessuno possa arginarlo. Ti senti incapace di controllare la rabbia, la timidezza, il rancore, tutto ciò che ti rende essenzialmente strano agli occhi di tutti, tutto ciò con cui convivi quotidianamente, a cui magari non fai nemmeno più caso. L’accumularsi di tutte quelle paranoie altro non può che mandarti con le spalle al muro, ogni piccolezza ti rende ancora più piccolo. Ti senti però osservato e protetto, in qualche modo supportato da qualcuno che tiene alla tua integrità, alla tua serenità, un’ancora di salvezza che, gettata in mare, affronta con te le tempeste più tumultuose.

Quante ne vorrei fare ma poi rimango fermo, guardo la vita in foto e già è arrivato un altro inverno, non cambio mai su questo mai, distruggo tutto sempre, se vi ho deluso chieder scusa non servirà a niente.

Il tuo essere strano, il tuo pensare alla FINE ti portano a rimanere inerme davanti alle vicissitudini della vita, che siano gioie o dolori, avventure o disavventure. Ti senti uno straniero in terra nemica, ignori tutto del posto in cui sei capitato. Non ti rimane che appigliarti ai ricordi belli, quelli in cui il sorriso trionfava in ogni scatto rubato per caso, quelli in cui abbracciavi lei, lui, loro, coloro che riponevano fiducia in te, parlavano con te, vivevano assieme a te.

Vorrei che fosse oggi, in un attimo già domani, per re-iniziare, per stravolgere tutti i miei piani, perché sarà migliore e io sarò migliore come un bel film che lascia tutti senza parole.

La FINE sembra essere vicina, ma forse un alone sfumato nel buio più pesto si ravviva sempre di più. La voglia di re-intraprendere il cammino si fa spazio tra le tenebre dei tuoi oscuri pensieri. La voglia di ricominciare, di rimescolare le carte, di migliorare, di migliorarti combatte contro la stranezza, la mancata voglia di vivere che ti ha afflitto per molto tempo. Vuoi stupire, vuoi stupirti. Vuoi cercare, vuoi cercarti. Vuoi trovare, vuoi trovarti. Vuoi finire, vuoi finirti.

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