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È strano: una persona vorrebbe concretizzare tante cose nella vita, ma, alla fine, riesce nella metà o forse, addirittura, anche nella metà della metà.

Il problema sta nel fatto che siamo, in qualche modo, consapevoli di non poter riuscire in tutto, siamo impotenti davanti alla vastità di aspettative che renderebbero più interessante ogni momento. Deboli, affaticati dai pensieri, dalle preoccupazioni, incapaci di desiderare realmente. Ci buttiamo tutto alle spalle, come se ciò che elaboriamo nella mente non fosse altro che lavoro sprecato, tempo utilizzato malamente. Fantastichiamo e realizziamo. Non vi è una via di mezzo, di confronto in cui le due cose possano coesistere. Partiamo dal presupposto che il sogno è lecito ma ci rendiamo conto, in seguito, che è capace di divorare l’animo indifeso dell’uomo. Rinunciamo al sogno, ai sogni e li trasformiamo in illusioni. E con esse giustifichiamo ogni azione  compiuta sia razionalmente sia senza un minimo di senno. Il non riuscire è una conseguenza del dichiarare ogni fatto un’illusione: dobbiamo in una qualche maniera giustificare la debolezza che ci ostacola nel riuscire in tutto ciò che abbiamo sognato.

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