Oramai fra di noi solo un passo.black-swan-movie-trailer-270810-1
Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi…

 

 

 

Quante volte vorremmo, ma, al tempo stesso, non vorremmo.

La soluzione? Affidare all’ altro, al prossimo, a colui che ci sta più vicino. Non importa se si tratta del cane, di un libro, di una persona a cui vogliamo bene.“Scolpevolizzarsi”, ammettendo un neologismo coniato sul momento. Quel “se vuoi” ha il potere di scaricare la colpa interamente sulla cosa con cui stiamo interagendo. Se ci sentiamo affranti, è colpa del cane perché non ci aiuta a superare la crisi con la sua incapacità di interloquire. Se vogliamo liberare la mente, riponiamo la nostra persona nelle pagine di un libro, con la vana speranza che possa farci volare sulle cosiddette ali di carta. Se vogliamo amare una persona, ci poniamo volontariamente dei limiti, degli ostacoli, dei “passi” affinché emergano tutte le impossibili combinazioni.

“È colpa sua e della sua inaffidabilità se non siamo riusciti a mostrare fiducia.”
“È colpa sua e del suo orgoglio se non siamo riusciti a parlare, a conoscersi.”
“È colpa sua e della sua instabilità psicologica se non abbiamo trovato una sintonia.”

Classiche frasi che si dicono quando ci si rende conto di aver fatto vanificare un rapporto in cui speravamo un’evoluzione. E la colpa naturalmente ricade nell’ altro.

Riconosciamo, in un primo momento, la propria volontà, il proprio desiderio. Retrocediamo quando ammettiamo di avere una parte fondamentale in quel rapporto. Affidiamo il tutto all’ ipotetico caso del “se vuoi”, annullando la vera partecipazione e limitandoci a recitare da bravi attori.

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Ghiaccio

Io non credo che l’amore possa dissolversi né a distanza di anni né di istanti.
Se si tratta di amore vero, esso rimane congelato nel suo stato primordiale, quello stato in cui si è generato così ingenuamente, inconsciamente. Raggiunge un tale livello di congelamento che neanche il più ardente dei fuochi potrà mai scioglierlo. Avrà la necessaria forza per sopravvivere ai climi equatoriali, umidi, ostili e per continuare ad ardere indifferente nelle terre desolate dei cuori ghiacciati.

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È strano: una persona vorrebbe concretizzare tante cose nella vita, ma, alla fine, riesce nella metà o forse, addirittura, anche nella metà della metà.

Il problema sta nel fatto che siamo, in qualche modo, consapevoli di non poter riuscire in tutto, siamo impotenti davanti alla vastità di aspettative che renderebbero più interessante ogni momento. Deboli, affaticati dai pensieri, dalle preoccupazioni, incapaci di desiderare realmente. Ci buttiamo tutto alle spalle, come se ciò che elaboriamo nella mente non fosse altro che lavoro sprecato, tempo utilizzato malamente. Fantastichiamo e realizziamo. Non vi è una via di mezzo, di confronto in cui le due cose possano coesistere. Partiamo dal presupposto che il sogno è lecito ma ci rendiamo conto, in seguito, che è capace di divorare l’animo indifeso dell’uomo. Rinunciamo al sogno, ai sogni e li trasformiamo in illusioni. E con esse giustifichiamo ogni azione  compiuta sia razionalmente sia senza un minimo di senno. Il non riuscire è una conseguenza del dichiarare ogni fatto un’illusione: dobbiamo in una qualche maniera giustificare la debolezza che ci ostacola nel riuscire in tutto ciò che abbiamo sognato.